Clubhouse: il social del momento che conquista

È apparso nell’aprile del 2020 portando una ventata d’aria fresca nel mondo della comunicazione. Stiamo parlando di Clubhouse, la prima piattaforma che utilizza soltanto la voce. Un modo nuovo di utilizzare i social network che sembra riscuotere grande successo. L’entusiasmo scaturito durerà? Clubhouse saprà davvero conquistarci?

È apparso nell’aprile del 2020 portando una ventata d’aria fresca nel mondo della comunicazione. Stiamo parlando di Clubhouse, la prima piattaforma che utilizza soltanto la voce. Un modo nuovo di utilizzare i social network che sembra riscuotere grande successo. L’entusiasmo scaturito durerà? Clubhouse saprà davvero conquistarci?

Ha visto la luce in piena pandemia mondiale, con le persone ormai stanche dei soliti passatempi ed è da subito diventato un successo. Clubhouse, il nuovo social del momento, nasce dall’idea di Paul Davison e Rohan Seth che decidono di realizzare una piattaforma che favorisca la conversazione tra gli utenti.  Da poco arrivato anche in Italia i punti di forza di Clubhouse sono la sua scarsità ed esclusività.

I due creatori infatti hanno realizzato un prodotto di nicchia, accessibile solo su invito e disponibile inizialmente soltanto per i dispositivi Apple – ad oggi infatti il social è disponibile anche per Android.

Prima di domandarsi se la storia di questo social sarà longeva o meno è opportuno capirne il funzionamento.

La riservatezza prima di tutto

Per accedere a Clubhouse si deve essere invitati. Un aspetto questo che fa crescere il desiderio dei potenziali utenti e l’awareness del brand. Il social viene avvolto da un alone di mistero e riservatezza palpabile anche all’interno delle “room” in cui gli utenti possono scambiarsi messaggi vocali. Una volta chiusa la stanza non ci sono limiti alla creatività e tutto ciò che viene detto scompare, senza la possibilità di essere registrato.

Questa riservatezza ha aperto le porte – o forse meglio dire le stanze – a un ospite come Elon Musk che si è rivolto agli ascoltatori senza filtri, parlando liberamente della sua vita e delle sue società. Si tratta di un piccolo episodio che tuttavia è indice di quanto gli utenti abbiano fame di conversazioni con meno intermediazione e più riservatezza possibile. Una soluzione fresca e giovane che tuttavia si porta con sé una serie di interrogativi: tutto questa segretezza fomenterà l’hating? La privacy spiccata favorirà la libera circolazione di contenuti violenti, razzisti, sessisti?

A tutte queste domande se ne aggiunge ancora una: in questa società già satura di social network Clubhouse riuscirà a conquistare e a sopravvivere alla prova del tempo?

Quesiti che non hanno una risposta o a cui soltanto il tempo sarà rispondere. Per ora quello che sappiamo è che

Quesiti che non hanno una risposta o a cui soltanto il tempo sarà rispondere. Per ora quello che sappiamo è che Clubhouse intreccia una serie di tendenze chiare nel mondo della comunicazione digitale: l’uso della voce, i contenuti effimeri e l’attenzione alla privacy. Ingredienti per il successo che obbligano gli esperti a rimanere con gli occhi puntati. Forse siamo davanti al nuovo Instagram o forse al compianto Snapchat, ma in qualsiasi caso godiamocelo, a patto che qualcuno ci inviti.

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